L’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 2 maggio 2026, ha segnalato un focolaio di gravi patologie respiratorie su una nave da crociera. Dalle analisi di laboratorio è emerso che si tratta di infezioni da hantavirus, alcuni casi sono già confermati, altri sono al momento sospetti.

Che cos’è l’hantavirus, come si prende e quali sono i sintomi?

Hantavirus: cos’è e come si prende

La malattia da hantavirus è una zoonosi, ovvero un’infezione virale che si trasmette dall’animale all’uomo. Gli hantavirus, virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae, infettano i roditori, ma solo alcuni di loro sono noti per la trasmissione dell’infezione alla specie umana. 

La trasmissione dell’infezione avviene mediante contatto con urina, escrementi o saliva di roditori infetti (in zone di focolai noti); meno frequentemente il contagio può avvenire tramite morso di animale infetto. Corrono un maggior rischio le persone che lavorano in agricoltura o in ambito forestale e attività che possono esporre al contatto con i roditori, come la pulizia di ambienti chiusi e poco ventilati o la permanenza in ambienti infestati da roditori

Hantavirus: i sintomi

Nell’uomo i sintomi in genere compaiono dopo 1-8 settimane dal contagio e includono:

  • febbre
  • mal di testa
  • dolori muscolari
  • dolore addominale
  • nausea
  • vomito.

Si distinguono due forme principali di malattia:

  • sindrome polmonare da hantavirus (HCPS): causata dai virus presenti in Nord, Sud e Centro America. Si manifesta con tosse, difficoltà respiratorie, accumulo di liquido nei polmoni e shock. In particolare, il virus Andes è responsabile di una trasmissione da uomo a uomo tra contatti stretti e prolungati;
  • febbre emorragica con sindrome renale emorragica (HFRS): causata da virus presenti in Europa e Asia. Si manifesta con pressione bassa, disturbi della coagulazione e insufficienza renale.

La trasmissione da persona a persona è stata finora documentata solo per il virus Andes nelle Americhe ed è rara. Quando si verifica, risulta associata a contatti stretti e prolungati e sembra più probabile in fase iniziale di malattia.

Hantavirus: come si fa la diagnosi?

La diagnosi precoce di un’infezione da hantavirus non è sempre semplice: i sintomi infatti sono comuni ad altre condizioni, come influenza, raffreddore, COVID-19, polmonite virale, dengue.

Risulta dunque necessaria un’anamnesi accurata che tenga conto dei rischi professionali e ambientali, dell’eventuale esposizione a roditori, ai viaggi effettuati.

La diagnosi si avvale di analisi di laboratorio per la ricerca di anticorpi specifici per l’hantavirus o valori crescenti di IgG e di indagini molecolari come la reazione a catena della polimerasi con trascrittasi inversa (RT-PCR) in fase acuta di malattia, quando l’RNA del virus (l’acido nucleico che ne contiene le informazioni genetiche essenziali per la replicazione) può essere rilevato nel sangue.

Hantavirus: come si cura l’infezione?

Non esiste un trattamento antivirale specifico, la terapia è volta al miglioramento dei sintomi e alla gestione delle complicanze presenti, di natura respiratoria, cardiaca o renale.

Non si dispone nemmeno di un vaccino, pertanto la prevenzione passa attraverso la diminuzione del rischio di contagio e dunque di contatto tra roditori e persone.

In presenza di un focolaio di malattia o di epidemia sono necessari l’identificazione e l’isolamento dei casi sospetti e confermati, il monitoraggio dei contatti stretti e le regole standard di prevenzione delle infezioni (igiene delle mani, uso delle mascherine, distanziamento).

 

Il rischio per la popolazione resta basso

Nonostante l’attenzione suscitata dal focolaio della MV Hondius, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ritiene che il rischio per la popolazione generale europea resti molto basso. Secondo l’Ecdc, anche nell’eventualità di una trasmissione da parte dei passeggeri evacuati, “il virus non si trasmette facilmente” e difficilmente potrebbe provocare un’epidemia diffusa, soprattutto se vengono rispettate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Un elemento rassicurante riguarda inoltre l’assenza in Europa del roditore che rappresenta il serbatoio naturale dell’hantavirus delle Ande. Questo rende improbabile una diffusione stabile del virus attraverso la fauna locale.